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 La bellezza sale con il calar del sole, in questo momento l'infinito crea la sua magia, sta scegliendo una stella, la più bella, per d...

venerdì 11 dicembre 2015

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Da quando Tom è andato via per sempre, i ragazzi si son chiusi nel loro dolore. Ora erano orfani di madre e padre. Sentivano un dolore struggente, che neppure l'amore silenzioso della zia riusciva a colmare. Ma Zia Stefy sa che il dolore ha bisogno di tempo, affinché il cuore si dilati e si calmi. Per superare questi momenti ci vuole il silenzio, per udire. Su questi suoi pensieri sospira, regalandoli al cielo, nel quale nulla va perso o va sprecato, il cielo tutto accoglie e contiene nella sua unità. Questo pensiero confortava il cuore della zia. Il miracolo accade puntuale, senza richiesta alcuna. Zia Stefy dice ai ragazzi di scendere che la cena è pronta. Al suo richiamo i ragazzi si presentano in cucina. La tavola era preparata con cura, per dolce una bella crostata di mirtillo, la preferita dei ragazzi. Ma essi rimasero indifferenti. Svogliatamente si sedettero a tavola, tanto per accontentare la zia. Mentre si cenava, la zia iniziò a raccontare... Precisando che non era una delle sue solite favole, ma un piccolo capitolo della sua vita. I ragazzi sapevano poco di lei, e le sue parole accesero in loro la curiosità. "La mia vita non è stata facile, fui trovata abbandonata sotto un albero dai genitori di vostra mamma. Mi crebbero come una figlia e mai seppi nulla, fino alla loro morte. Neppure vostra madre sapeva... Dopo la loro morte, con mia sorella, nel mettere a posto gli scritti di vostra nonna, trovammo ben nascosto un vecchio diario mai visto. L'aprimmo e iniziammo a leggere, fu quel diario a farmi scoprire la verità su di me. Una verità che mi sconvolse e mi chiedevo: chi sono? Questa domanda mi assordava, mi distrusse. Tanti erano i miei pensieri tutti senza risposta. Un pensiero fisso mi diceva: anche l'albero più piccolo ha le sue radici e i suoi semi, a me è stato negato anche questo. Questa sofferenza la vivevo con rabbia, una rabbia che rendeva debole il mio cuore. Sembra strano, grazie a questa debolezza, nascevano in me pensieri nuovi, i quali giorno dopo giorno mi diedero una nuova vita. Tutta mia. In questa nuova vita non avevo più passato, ma il presente e il futuro mi appartenevano per diritto. Ci son voluti anni di tristezza e malinconia per togliere dalla mia mente e dal cuore questi due sentimenti. Nel momento che deposi le armi dei perché sul mio passato ogni tremito che scuoteva il mio corpo trovò pace. In questa nuova pace il mio passato perse la sua sostanza, sembrava appartenere a qualcuno che io più non ero. Ma tanto devo ai vostri nonni materni, e ancor di più al diario trovato. Lo lessi e lo rilessi tante volte. Fu la mia guida. Solo una pagina parlava di me, tutte le altre erano pensieri personali della mamma che mi aveva cresciuta e amata come una vera figlia. Nei suoi pensieri trovai la forza di aprirmi alla nuova vita. In questa nuova vita, questa volta fui io ad adottarla come mamma spirituale”. La zia ebbe un momento di commozione, ma era decisa ad andare avanti. "Un diario che mi indicò la differenza tra la vita e la Vita. Pagine permeate di antica saggezza. Fu tra queste pagine che scoprii che per saggezza il dolore resta impresso affinché, prima o poi, ognuno cerchi una via diversa che conduca al piacere di vivere.
Continua

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Il segreto di Mario.

Era una bella serata di primavera, Mario sfiorava i 16 anni. Il ragazzo amava andare da solo nel bosco, gli piaceva passeggiare a piedi nudi sull' erba, amava il contatto diretto con la natura, un contatto che dava fierezza e forza al suo giovane corpo.
In una dolce sera di primavera, quando i timidi raggi del sole dolcemente declinano e le prime ombre della notte avvolgono cose, alberi e uomini in un'unica carezza, in questo magico silenzio Mario camminava assaporando ogni attimo di tanta bellezza. Ma ecco che nel suo giovane corpo si accesero desideri e folli sogni. Mentre la luna si alzava, brividi strani investirono il ragazzo, brividi che arrivarono agli angoli più remoti del suo giovane corpo. Mario guardava la luna, qualcosa gli diceva che la bianca luna aveva a che fare con questa sua strana sensazione. Il cerchio d'argento fermò la sua salita e cominciò a scendere sempre di più. Mario ebbe la sensazione che la luna quella notte brillasse solo per lui e un forte desiderio di volare agguantò il suo cuore, fu in quell'istante che una nuvola bianca apparve. Una nuvola bianca che correva più veloce del vento. Più la nuvola bianca si avvicinava a lui e più la luna si allontanava, l'aria, intorno divenne magica e fu in questa magia che Nuvola bianca arrestò la sua discesa accanto al ragazzo, e si trasformò in un meraviglioso cavallo bianco. Come in un sogno tutto sembrava normale, come fu normale per Mario cavalcarlo. Insieme spiccarono il volo verso il cielo, sfiorando, stelle e pianeti. Gli occhi di Mario si riempirono di bellezze sconosciute, dal cielo poté ammirare tutto l'intero suo villaggio, il fiume sacro. Sfiorò la cima della montagna e fu allora che pensò a suo padre che da anni viveva da solo sotto la montagna. Per la prima volta, un pensiero nuovo colpi la sua mente... “Ci sono persone del villaggio che raccontano che hanno visto Tom parlare con la luna. Io ci credo!! Questa sera ho visto la luna abbassarsi, donandomi nuvola bianca, che si è trasformato in un cavallo fatato sul quale sto volando.
Ora son sicuro che davvero papà parli con la luna.. Ciao papà Tom! E tu Nuvola Bianca, riportami a casa, che zia Stefy se non mi vede sta in pensiero. Questo era il segreto di Mario, che non ha mai rivelato a nessuno. Mario non sa dove vive la sua bella Nuvola Bianca, ma ogni volta che ha voglia di volare o di parlare con lei corre nel bosco, guarda la luna e sussurra sottovoce Nuvola Biancaaaaa!!  E lei arriva. Continua

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Nico guarda la zia negli occhi e capi... Lentamente, gira lo sguardo  verso le scale e le fece di corsa. Poi con passo lento, si avvia verso la porta, quasi a voler rimandare il dolore che l'attendeva oltre quella soglia.
Tom, disteso nel suo letto, fissava la porta. Claudia e Mario gli stavano accanto, sapevano che Tom aspettava con ansia Nico. Quando lo videro sorridere, capirono che Nico era arrivato .
Il ragazzo si fece forza, trattenendo dolore e lacrime. Si accostò al letto e accarezzò con dolcezza la fronte lucida e sudata di Tom.
Tom guarda i figli e sorride, li guarda ad uno a uno quasi a voler capire se erano pronti ad ascoltare.

Nessuno parlava, tutto era silenzio e fu allora che il silenzio si riempì delle parole di Tom.

"Credo che sia arrivato il momento, figli miei, che voi sappiate.
Molto tempo fa, in una calda notte d'estate, me ne stavo in giardino a guardare e contare le stelle, quando vidi la luce di una stella cadere dolcemente sul prato del nostro giardino, udii una voce che m'invitava ad avvicinarmi. Non ebbi paura, mi accostai con fiducia. La luce mi abbagliò e in un attimo mi ritrovai a viaggiare con lei, che mi portò oltre le stelle. Quella notte, i miei occhi hanno visto meraviglie che voi ragazzi non immaginate neppure.
Ma ho anche visto che  la pace del nostro villaggio è minacciata.

Mi dovete perdonare, figli cari, se vi ho abbandonati per andare a vivere sulla nostra montagna Tisama, ma lei sarà la nostra salvezza. Nel suo ventre vivono uomini magici, che possiedono luci speciali e con queste viaggiano nello spazio.
 In quella lontana notte vidi il male che si abbatterà su Tisamano. Quella notte fui scelto dal popolo delle stelle come guardiano della montagna, per proteggerla,  onde evitare che persone cattive potessero arrivare alla grande roccia.
So che il male arriverà attraverso il fiume sacro, per questo a te,  Mario, è stato donato dal popolo delle stelle Nuvola Bianca. Con lei potrai volare oltre il fiume, i tuoi occhi vedranno tutto il male che c'è oltre... e quel male arriverà da noi, per sconvolgere la pace di questo angolo,  ma Nuvola Bianca sarà il tuo occhio interiore e capirai da solo, quando verrà il momento…”

Il suo sguardo si posò su Nico.

“A te Nico è stato messo accanto il mago Zibì. Anche tu sei stato chiamato in questa lotta eterna dove il male e il bene si rincorrono e si danno guerra. Una guerra implacabile. Ma con le magie del folletto, anche tu sarai pronto ha lottare…”

Infine guardò Claudia

“A te piccola Claudia, in quella lontana notte in cui hai visto il bel cavaliere, lui mi lasciò un dono per te: il bracciale che porto al polso. Da questo momento è tuo e farà di te una donna coraggiosa e giusta e anche tu capirai...
Tutti e tre figli miei siete stati chiamati dal popolo delle stelle a difendere la pace del nostro villaggio contro il popolo degli abissi, ma per vincerla, dovrete possedere non solo  poteri magici, ma soprattutto  un grande cuore e senso di giustizia.
Il popolo delle stelle ama la pace, da secoli solcano l'universo e dove c'è il male lo distruggono.
La vostra vita è stata tracciata nel bene, sappiate difendere questo bene, anche se molte volte non è facile distinguere la verità, quell'Unica verità, che resta immobile nel silenzio, in quel silenzio che da sempre racconta l'eternità. Non cercate false certezze che la mente vi mostra, ma ascoltate il vostro cuore e imparerete il canto universale, quel canto che da sempre genera la vita, tra il cielo e la terra.
Non siate sordi ma siate come il sole che nutre e non brucia. Da quando l'uomo ha dimenticato di essere fatto ad immagine e somiglianza del Dio universale, ha dimenticato il senso della propria umanità e vive nella rabbia, nel dolore e nella voglia di distruzione…”

La voce di Tom sempre più debole  che le sue ultime parole furono solo un debole sussurro che i ragazzi a stento le capirono. Ma Tom radunò le ultime sue forze e continuò “Fate attenzione all'uomo che arriverà dal fiume, anche lui conosce armi invincibili, lo riconoscerete dalle sue azioni…”

Dopo una lunga pausa, sullo scarno volto di Tom un'ombra  si disegnò, fu allora che le sue mani si strinsero a pugno,  i suoi occhi si spalancarono ma non vedevano più nulla, mentre le sue labbra pronunciarono con forza le ultime parole: “Figli cari, siete attesi alla montagna, Lux vi aspetta. Ascoltate il vostro cuore, sempre, sempre…”

Poi, il silenzio ritornò, invadendo ogni angolo della camera, un silenzio che avvolse per sempre il corpo di Tom. Fu in quel momento che gocce d'acqua silenziose brillarono sui vetri della finestra, il cielo, le stelle, la luna, l'intero universo piangeva per Tom.

Zia Stefy, fu la prima a riprendersi, si accostò ai nipoti e in un unico abbraccio li strinse a sé, asciugando le loro lacrime in un silenzio doloroso ma ricco delle parole di Tom.
La donna adorava questi suoi unici nipoti.
Dal suo angolo aveva ascoltato le parole di Tom. Adesso temeva per i ragazzi.
Fu allora che una luce si adagiò sul volto di Tom illuminandolo di mille colori ma nessuno si accorse di lei. Continua

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 (Zio zibì è zio Luca. Veniva chiamato cosi dai fratelli quando era piccolo).

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Nico ricorda perfettamente il giorno che incontrò zio Zibì
 Nico era tutto intento a spaccar legna quando si senti tirare i pantaloni, guardò giù e vide che ai suoi piedi c'era un piccolo folletto. Passato il primo stupore, si abbassò per meglio vedere, ma il follettino saltò ridendo sulle sue spalle e gli disse. "sono il folletto Zibì, non aver paura, sono qui per te Sono stato mandato dal popolo delle stelle per donarti dei poteri… E girandosi verso due massi che da anni sono al centro del grande stanzone della legnaia, il folletto gli disse: “Guarda!” Nico vide che i grandi massi si spostarono come due sassolini e sotto di essi si aprì una botola, dalla quale un fascio luminoso illuminò una scala.
"Vieni” disse il folletto con un bel sorriso “scendiamo".
Il ragazzo non sapeva se era sveglio o era tutto un sogno. Il follettino cominciò a scendere le scale invitandolo a scendere con lui.
Nico lo segui, alla fine della scala si trovò in un grandissimo stanzone, tutto illuminato, ma non sapeva che luce fosse e da dove venisse tanta luce.
La voce del folletto stava dicendo qualcosa che lui non afferrava, la sua attenzione si concentrò su un grandissimo tavolo di grandi dimensioni e oggetti sparsi che riempivano il tavolo di cose strane mai viste.
Il folletto seguì lo sguardo di Nico e sorridendo gli disse "Non guardare il disordine, è che sono un folletto molto disordinato, certe volte non so neppure io dove mettere le mani.
 Come vedi  ho bisogno di un assistente che mi aiuti a tenere in ordine un po' il mio tavolo da lavoro.
Se ti fa piacere, potrai venire da me e restare anche per un paio di giorni, vedrai quante meraviglie scoprirai, ma la prima cosa da fare è darti dei poteri: ti serviranno”. Dopo un anno anche Nico  riusciva con la forza del pensiero a spostare massi, passare attraverso i muri e poteva anche diventare invisibile, grazie a zio Zibì!
Ma adesso doveva avvertire zio Zibì che non sarebbe più potuto andare da lui per interi giorni, l'aveva promesso alla zia.

 Con questo pensiero entra nella legnaia, si dirige verso i sassi, li guarda intensamente. I sassi si spostano, la botola si apre e di corsa scende le scale, entra nello stanzone dove lo accoglie la stessa luce magica del primo giorno. Lo zio senza voltarsi e con un timbro di voce serio gli dice.. "Ritorna a casa, Nico, fa presto, corri, c'è Tom che ti aspetta”.
Il ragazzo, passato il primo stupore, senza far domande risale di corsa le scale, non chiude la botola né rimette a posto i sassi, corre veloce verso casa, accompagnato dalla voce di zio Zibì.
“Corri, c'è Tom che ti aspetta! Corri, c'è Tom che ti aspetta" !

Nico arriva a casa, spinge la porta d'entrata strillando "Papà! papà! papà"!  Zia Stefy gli va incontro "Non strillare: Tom non sta bene, aspetta te. È nel suo letto, va’ figlio mio"Continua

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Claudia e Nico seduti in giardino ammiravano in silenzio il bel tramonto e i suoi colori, che dolcemente, scendevano su Tisamano abbracciandola e avvolgendola in un rosso dorato.
Ai ragazzi piaceva questo momento di perfetta unione tra il cielo, la terra, le cose  gli uomini e anche tra loro.
Claudia guardò Nico, cercando di entrare nei suoi pensieri, e intanto pensava..
Nico, è un bellissimo ragazzo, di modi garbati, ha occhi neri e profondi, sempre la parola giusta al momento giusto, se non fosse per quell'alone di mistero che l'avvolge e che tanta ansia dà alla sua famiglia…
Nico ha l'abitudine di allontanarsi da casa per ritornare dopo tre giorni e tre notti. La zia e i fratelli sono preoccupati di questa storia, anche perché Nico non racconta nulla di sé né di quello che fa e nè dove passa questi giorni.
Claudia e Mario hanno tentato diverse volte di chiedere al fratello dove va e cosa fa nei giorni che è lontano da casa, ma le domande dei fratelli cadono sempre nel vuoto.
Istintivamente la sorella guardando il fratello, gli disse:
"Nico, la zia è preoccupata dalle tue assenze, anche io e Mario, lo siamo"
Il fratello guarda la sorella negli occhi.
"Non state preoccupati, non faccio nulla di male , solo che non posso ancora dirlo”. E aggiunse “ma anche Mario fa le sue assenze, non di notte come me, ma ci sono giorni interi che non lo vediamo, come adesso: lui non c'è, ma diversamente da voi, io ho fiducia in Mario. Intorno a noi ho come l'impressione sorella cara che aleggi qualcosa di strano. Da quando papà è andato via, nulla più e come prima".
La sorella lo fissa intensamente e il pensiero ritorna a quella lontana notte..e alle ultime parole di Tom e anche loro non sono più bambini.
"Dici bene Nico, anche Mario nasconde qualcosa"
Il silenzio ruba le ultime parole di Claudia, mentre Tisamano dorme tranquilla protetta dal cielo e dalle sue stelle.

Ma zia Stefy, anche lei in pensiero per Nico, decise che avrebbe affrontato il nipote e chiarito una volta per sempre a cosa erano dovute queste sue assenze.
Una mattina a colazione, senza nessun preambolo, la zia affronta il discorso. Usando parole dure e amareggiate.
"Nico, ho deciso che andrò alla montagna da Tom e lo metterò al corrente di queste tue scappate da casa, in fondo è tuo padre, ha il diritto di sapere e saprà anche cosa fare".
Il ragazzo guarda la zia e con voce pacata la rassicura che non sarebbe successo più, di stare tranquilla ma di non dire nulla a Tom. La zia guardò il nipote e dalla sua espressione capi che Nico avrebbe mantenuta la promessa.
Decise di dare fiducia al ragazzo e per il momento, non avrebbe detto nulla a Tom.

Dopo colazione Nico, alzandosi da tavola, informa la zia che quando vuole lo troverà nella legnaia.
Lo sguardo della donna dal giardino di casa accompagna la bella figura del nipote fino a che non lo vede entrare nella legnaia.
Rientrando in casa la donna diventa triste, da un po’ di tempo avverte una strana stanchezza che non la lascia mai. Pregava Dio di darle ancora un po' di salute, non per lei: chi avrebbe curato i ragazzi? Da quando Tom se ne era andato erano passati nove anni, Claudia ne aveva 18 Nico 17, Mario 16.
La donna ogni tanto riordinava la camera di Tom, toglieva la polvere, rifaceva il letto, sperando sempre che Tom tornasse a casa dai suoi figli.
Quel giorno sarebbe andata lei a portargli da mangiare. Non lo vedeva da nove anni e voleva capire ancora quanto tempo sarebbe rimasto alla montagna. Non si sentiva bene, aveva degli strani dolori alle gambe che la tormentavano. Non diceva nulla ai ragazzi ma desiderava avvertire Tom che qualunque cosa le fosse successa, questa volta, era lei che avrebbe chiesto a lui di provvedere ai ragazzi.
Nico intanto si avvia lesto verso la legnaia, ma non per tagliar legna. Doveva avvertire zio Zibì che non sarebbe stato più possibile andare da lui per interi giorni e notti.  Cammin facendo, ricordò il giorno che incontrò zio Zibì.
Da quell’incontro tutto cambiò per Nico. Continua

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Zia Stefy,  è una brava donna, la sua semplicità conquista chiunque l'avvicini. Lei ha sempre un sorriso per tutti, è accomodante, non conosce malizia, i suoi occhi son rimasti quelli di una bambina, brillano di candore e di fiducia.
Andare d'accordo con i ragazzi per zia Stefy è stato facile. Sono bambini deliziosi e poi sono di buon carattere, cerca di accontentarli in tutto, anche perchè le loro pretese sono tutte a base di dolci. Vanno tutti matti per la crostata di mirtilli. Inoltre vanno bene a scuola, questo la rende orgogliosa. Da quando la zia vive con loro tutto è un po' diverso. In cucina c'è sempre un buon profumo, i ragazzi l'adorano per tutto, anche per le sue favole, ne conosce tante e sa raccontarle in un modo incantevole.
La sua voce è intonata, morbida, ascoltarla è come ascoltare un dolce canto sommesso.
Per sollevare i ragazzi dal dispiacere, la zia prese la bella abitudine di raccontare ogni sera una favola, suggellato da un patto... solo se avessero fatti i bravi durante la giornata.
Ascoltare le sue favole è davvero favoloso! Ogni sera sei occhietti si abbandonano al sonno, sognando ed entrando nel meraviglioso mondo delle favole. Ma una in particolare piace molto ai ragazzi, non si stancano mai di ascoltarla, ed è quella che racconta come è nato il loro villaggio. La donna cerca in tanti modi di non far sentire ai ragazzi la mancanza di Tom e pare che la cosa le riesca molto bene. Il mattino che Tom andò via, i ragazzi si chiusero in un silenzio doloroso   Stava accanto ai ragazzi con discrezione, rispettando il loro dolore.
Il dolore ha i suoi tempi, mai forzare questi tempi. Il dolore va elaborato, vissuto pienamente, intensamente. Se del dolore sappiamo cogliere il significato più profondo, ci mostrerà piano piano l'altra sua faccia, solo attraverso di lui - sembra strano- impariamo a cogliere la bellezza che ci circonda e quella celata dentro di noi. Zia Stefy tutte queste cose le sapeva molto bene, come sapeva che il dolore ha bisogno di silenzio. Ci sono momenti che anche un solo respiro in più è di troppo e può far male, e sapeva che non è da tutti saper distillare il dolore, non è cosa facile togliere ad ogni goccia di dolore le sue impurità. È doloroso ma necessario, per chi ama la trasparenza.
Per questo, molte volte assistiamo a dei veri miracoli.
La più bella favola del mondo è la vita, ma bisogna saperla leggere e viverla, per capire tutto ciò, bisogna amare i propri dolori, accettarli, non come punizione: accettarli e saperli trasformarli in piccole gemme luminose.
Stefy, conosceva molto bene questo percorso...Molto bene.
Sapeva rispettare il dolore di tutti, specialmente quello che affligge i piccoli cuori.
Certamente ai ragazzi ci volle un po' di tempo per accettare una decisione cosi radicale di Tom.
Certe volte tra loro ne parlavano , cercando di immaginare il segreto del padre, ma le loro erano solo teorie.
Ma la sensazione dell'abbandono li accompagnerà per lungo tempo. Il sentimento dell'abbandono devasta le anime, rendendole deboli, specie quando l'abbandono è senza spiegazioni, come nel caso di Tom. Continua

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Tom scendeva le scale lentamente, la lentezza di chi porta un grande peso. La notte scorsa, l'uomo della luce gli aveva donato una verità da proteggere. Tom era stato scelto dal popolo delle stelle come custode di questa verità.
Si fermava ad ogni scalino, accarezzando con lo sguardo l'intimità della sua casa, tra poco doveva lasciarla. Ogni oggetto, ogni angolo aveva la sua piccola storia, tutto gli parlava di sua moglie, volata via dal mondo  molto presto. Lasciandolo solo con tre bambini piccoli e un gran dolore, un dolore che da anni  avvolgeva il suo cuore.
Sua moglie amava la musica, spesso suonava solo per lui che amava ascoltarla.
Tom, a passi incerti, resi tali dalla commozione, si accosta al pianoforte, siede sullo sgabello, dove sedeva lei, alza il coperchio, guarda quei tasti che non hanno più suonato da quando lei è andata via per sempre. Timidamente le sue mani accarezzano ogni tasto, mentre silenziose lacrime solcano il suo volto. Ma  l'uomo percepisce che non è solo, sulle sue mani avverte un tocco leggerissimo, di altre mani, che accompagnano lievemente le sue sui tasti. Ecco che  nell'aria si diffonde una magica e dolce sinfonia che apre le porte ad un dolce paesaggio di primavera. Alberi vestiti di tenere foglie  illuminate da gemme, che si stagliano verso il cielo. Per tappeto un verde prato, spruzzato da infiniti colori e di fiori mai visti. Su questo prato s'inoltra Tom. In questo paradiso di luce e di pace, sorridente, l'aspetta sua moglie. Era bella, danzava avvolta in mille veli argentati, Tom si avvicina, tocca i suoi veli leggeri: la sua Gemma era viva! Viva in un'altra dimensione. Si guardarono profondamente negli occhi mentre dolcissime note riempiono l'aria dell'eterna sinfonia dell'universo. Con profonda commozione Tom scopri nello sguardo di sua moglie il senso della morte e la rinascita legata ad essa.
In questa visione Tom comprese la perfezione del creato, e sentì allontanarsi dal suo cuore quel sottile e lontano rancore che avvertiva dalla morte di sua moglie. In questa visione ogni rancore e dolore si scioglievano di fronte alla luce della verità.
Quando la visione scomparve, una farfalla di colori smaglianti fermò il suo lieve volo poggiandosi sulla spalla di Tom, che girò lo sguardo verso la finestra e vide la maestosa Tisama che affondava la sua cima in un cielo profondo di luci e di verità.
Guardando la farfalla sulla sua spalla Tom capì che era giunto il momento di andare. Accarezzò per l'ultima volta ogni tasto del pianoforte prima di richiuderlo dolcemente.
Per un attimo ha varcato il mondo parallelo del tempo. Ora sa che per tutti c'è un posto nell'universo, fatto di giustizia. In questo mondo di giustizia l'aspetta da sempre la sua Gemma e tutti siamo attesi da qualcuno.
Un  tenero sorriso sfiora le sue labbra, un sorriso che cede il posto ad una smorfia di dolore. Deve ancora avvertire i ragazzi.
Affretta il passo con un nuovo vigore, raggiunge la cucina.
La sua entrata nella stanza sarà fissata per sempre nell'aria e nei cuori di tutti i presenti.
“Buongiorno a tutti!” Entrando grida Tom “scusate il ritardo, ma questa  mattina ho dovuto mettere a posto tante cose. Su ragazzi, adesso sediamoci e facciamo onore alle frittelle di zia Stefy. Prima però ringraziamo il cielo che anche oggi ci ha regalato la sua bontà!” Dopo un attimo di devoto silenzio Tom si siede, dopo di lui si siedono i ragazzi e zia Stefy.
Ma una sottile nebbiolina  aleggia silenziosa, offuscando l'aria. Una nebbiolina formata da tante domande.
Nebbiolina che la voce di Tom spazza via.
"Figli miei, questo è l'ultimo giorno che stiamo insieme, da oggi mi ritiro per sempre sulla nostra amata montagna. Zia Stefy resterà con voi e non sarete soli,  vi prego non chiedetemi il perché.
Verrà il giorno che saprete... Non posso dire altro, tranne che questo mio andare via non è un abbandono. Abbiate fiducia in vostro padre. Rispettate e amate la zia come una mamma, lei vi ama come figli.
Porterò con me nel mio cuore ogni momento di questa mattina, l'odore delle frittelle di zia Stefy, il sapore del buon latte, ma soprattutto i vostri volti, i vostri occhi, vorrei portare con me ancora una cosa, che solo voi potete darmi.”
Dopo una lunga pausa la voce di Tom, incrinata dall'emozione, continuò “vorrei che mi regalaste un sorriso, il più bello, da imprimerlo per sempre nel mio cuore”.
Sulle parole di Tom zia Stefy si commosse e scoppiò in lacrime, i ragazzi corsero nelle braccia di Tom piangendo.
Tom li baciò a uno a uno e guardandoli disse: “vi prego, restate qui fermi, mentre vado via, non mi seguite” e sorridente aggiunse “vi aspetto alla montagna. Aspetto sempre il pranzo, non mi farete mica morir di fame? Come vedete non ci lasciamo per sempre”.
Claudia sorrideva e piangeva, ma avvertì la sgradevole sensazione dell'abbandono. In quel momento prese ad odiare il bel cavaliere visto la notte scorsa, odiò il suo bellissimo volto, odiò i suoi capelli vellutati e disordinati, odiò quel suo dolcissimo sorriso, odiò lui e la montagna. Tutti le stavano rubando il suo papà. Allora, il suo non era stato un sogno?
Tom lasciò la cucina, ma nessuno vide i suoi occhi piangere. Continua

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Claudia fin da piccola aveva preso l'abitudine di alzarsi presto, anche per incontrare Tom. La mattina è l'unico momento della giornata che può stare con lui. Insieme preparano la colazione, anche se Tom è silenzioso, ma il suo silenzio è fatto di mille gesti e Claudia ha imparato tante cose da quei silenzi.
Silenzi  che venivano interrotti dalle gioiose voci dei fratellini.
E' bello ritrovarsi ogni mattina, fare colazione tutti insieme. Ogni mattino è una promessa di vita che si rinnova.
Dopo colazione Tom va a lavorare nel bosco, mentre i ragazzi vanno a scuola e tra le materie a Tisamano si studia la geografia del cielo.
I Tisamanesi conoscono bene la volta celeste.
Durante il giorno arriva zia Stefy, la quale provvede a preparare il pranzo, rassetta, sta con i bambini fino a sera. Prima di andare via prepara la cena per i ragazzi e per Tom.
Dopo la luce nel giardino, Claudia non dorme, passa il resto della notte in compagnia di uno strano presentimento. Alle prime luci dell'alba si alza, corre alla finestra, quasi a voler trovare una conferma di quello che ha visto nella notte, niente...sul giardino non c'è nessuna traccia , tutto è tranquillo. Da sola si convince che è stato tutto un sogno.
Contenta di questa sua convinzione, si lava, si veste, con cura spazzola i suoi lunghi capelli.
Prima di scendere dà l'ultimo sguardo allo specchio, il quale le rimanda la sua piccola immagine e le conferma che nulla è fuori posto, è pronta per scendere.
Di corsa scende le scale per andare in cucina, dove è sicura di trovare Tom, un buon profumo di frittelle fritte si spande per tutta la casa, mettendole allegria.
In cucina non trova Tom, ma zia Stefy.
Zia Stefy? Cosa ci fa qui a quest'ora? Pensò la ragazza.
La Zia, sentendo la porta aprirsi, si gira e con un sorriso apre le braccia alla nipotina, ma la bambina resta ferma.  Claudia ama sua zia, ma mai è venuta all'ora di colazione.
La zia le si accosta, timidamente le accarezza i capelli, commossa le sussurra...
"Sei bellissima! Somigli sempre di più alla tua cara mamma".
Fu interrotta dall'entrata di Nico, anche lui sorpreso dalla presenza della zia, ma lui non chiese né disse nulla.
Zia Stefy, guardando i ragazzi e il loro disagio, si avviò verso i fornelli, pensando tra sé...  Tocca a Tom parlare.
L'unica cosa che sapeva era che durante la notte Tom aveva bussato alla sua casa.
Nel vederlo aveva pensato che forse era successo qualcosa ai ragazzi, vista l'ora.
Ma Tom la rassicurò, e chiese se poteva entrare. “Certo, certo, accomodati pure”.
Tom guardò la cognata, quasi timoroso di parlare. Si fece coraggio e disse.
"Stefy, come sai abbiamo solo te e son venuto a chiederti un grandissimo piacere, ma non sei obbligata ad accettare".
Zia Stefy stava sulle spine, aveva fretta di sapere cosa era successo, ma vedendo che Tom centellinava le parole, sentìla propria voce che diceva... “Tom, parla, non tenermi sulle spine, cosa è successo"?
"Stefy, saresti disposta a trasferirti a casa mia? Ma non posso dirti per quanto tempo, non dipende da me, mi devo trasferire sulla nostra montagna e tu dovresti restare con i ragazzi notte e giorno, so che li ami come una mamma e sarei tranquillo saperli con te. Ma ti prego, non chiedermi nulla".
La donna, sorrise e il suo sì fu immediato.
Non aveva bisogno di pensarci, amava i figli di sua sorella come fossero i suoi. E poi lei viveva da sola, non si era mai sposata.
La donna fu distolta dai suoi pensieri dalla voce di Mario e dal suo festoso Buongiorno!
Il ragazzo non si meravigliò di vedere zia Stefy in cucina e le saltò addosso abbracciandola e gridando:
"zia Stefy, che bello trovare qui te e le tue frittelle che adoro"!
La Donna sorrise a Mario e pensò: finalmente questa mattina un sorriso e un allegro buongiorno! Accarezzò i capelli del ragazzo e sorridendo esclamò..
"Su dài aiutami a preparare la tavola, bel biondone, che tra poco scende papà e la colazione già è pronta"! Continua

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Gli occhi di Claudia solcavano ogni centimetro di quel volto, avvertendo una strana e sconosciuta sensazione, che la trasportò in uno spazio senza tempo, senza confini, dove tutto può accadere. Il suo piccolo cuore tremò, per un momento smise di battere. Ma la voce di Tom spezzò l'incantesimo, e Claudia, senti il padre che diceva all'uomo della luce “Andrò alla montagna, nessuno più mi muoverà da lì ora che so, non permetterò a nessuno di varcare la roccia”. La voce e le parole di Tom scesero nel cuore della bambina, dandole una fitta di dolore e un brutto presentimento la rese nervosa. Il bel cavaliere sorrise alle parole dell'uomo e inchinandosi con rispetto verso Tom gli offrì un oggetto. La bambina spinse la sua bella testolina fuori dalla finestra per vedere cos'era. Fu allora che gli occhi del bel cavaliere la videro. La bambina e il cavaliere si guardarono negli occhi a lungo, le labbra dell'uomo si velarono di un leggero e dolce sorriso, che Claudia, non ha più dimenticato. La luce questa volta avvolse solo il bel cavaliere che sparì con essa. Claudia ritornò a letto ma il sonno era volato via anche lui, come la luce del giardino. La montagna, la roccia, ma chi era l'uomo bellissimo che viaggiava nella luce? Claudia è mattiniera, le piace sentire e respirare l'aria frizzante del mattino. Odorare i primi profumi della terra, anch’essi mattinieri,  le piaceva guardare i fiori che si aprono al nuovo giorno, per adornare la terra. Seguire con gli occhi le piccole e tremule gemme di rugiada che brillano ai primi e timidi raggi del sole. Ascoltare il canto degli uccelli.
 Il cuore della bambina sa percepire la bellezza e il mistero della vita che ogni giorno si rinnova qui a Tisamano, dove il male non esiste e ogni cosa ha il miracolo dell'Assoluto. Il saggio del villaggio ha un vecchio libro, sul quale è scritto che il loro piccolo villaggio è sceso dal cielo con due angeli, che uno è andato oltre il fiume sacro e l'altro dimora nel ventre della montagna.
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Spesso pensando al padre si chiede... ma papà cosa ci fa da solo sulla montagna? Cosa nasconde Tisama? Domande che da anni si fa, tante volte vorrebbe chiederlo a Tom, ma non ha mai il coraggio di chiedere nulla. La decisione di Tom di trasferirsi alla montagna aveva lasciato le sue tracce nel suo piccolo cuore di bambina. Tracce che rendevano fluttuanti i suoi pensieri, ogni volta che pensava a Tom e a quella lontana notte. Ogni due giorni toccava a lei andare alla montagna a portare il pranzo che zia Stefy prepara per Tom e ogni volta si riprometteva sempre di chiedere a Tom. “ Papà perchè stai qui”? Avrebbe voluto anche chiedergli se in quella lontana notte i suoi occhi di bambina hanno sognato o è vero che aveva visto quella luce e quell'uomo? Ma non aveva mai il coraggio di chiedere nulla. Tom consumava il suo pranzo in un silenzio quasi religioso, Claudia in questo silenzio restava in un angolo ad osservare il volto di Tom che sempre più invecchiava, solo i suoi occhi brillavano di una luce che la ragazza non sapeva definire. Ogni volta che pensa a Tom tutto solo su quella montagna due grosse lacrime le rigano il volto. Dalla loro casa Tisama e ben visibile, la ragazza la osserva continuamente: alta, bella, muta, scura, silenziosa, ma tanto misteriosa per lei. Claudia dinanzi a lei prova sempre la stessa sensazione, la stessa di tanti anni fa. Il suo pensiero molto spesso va a quella lontana notte. Aveva forse nove anni, quando si svegliò in piena notte, faceva caldo, aveva sete. Per non svegliare i fratellini si alzò senza far rumore. La finestra della camera era aperta su un cielo stellato. Ebbe l'impressione che le stelle brillassero ancor di più, nel guardarle Claudia, pensò... che strani colori, hanno le stelle questa notte, ogni stella un colore diverso. La bambina dinanzi a questo scenario mai visto, dimenticò la sete e rimase affascinata da tanta bellezza. Ma i suoi occhi furono catturati dalla caduta di una stella, che lentamente, scendeva, ondeggiando nell'aria in uno sfavillio di luci mai viste, tutto intorno si illuminò. Una luce planò dolcemente sul verde tappeto del giardino di casa,illuminando l'alta figura di Tom che si stagliava al centro del giardino. Claudia, nel vedere Tom, ebbe paura. Stava per lasciare la finestra, ma fece in tempo a vedere suo padre che, avvolto dalla luce, sparì con lei. Restò alla finestra ad aspettare di veder tornare il suo papà. Anche la luna quella notte era strana. I suoi raggi bianchi si diffondevano a raggiera, abbracciando la montagna e il villaggio, quasi come a proteggerli. Ma ecco ritornare la strana luce, fermarsi di nuovo, illuminando il prato del giardino. Accanto a Tom c'era un uomo alto. Claudia non lo conobbe non era uno del villaggio, ne era sicura. Era diverso da tutti gli uomini che conosceva fin da piccola. Potè vederlo chiaramente quando la strana luce illuminò la sua alta figura. I suoi capelli erano lunghi, di un nero vellutato e tutti disordinati, incorniciando un volto bellissimo, sul quale riverberi di luce argentata intrecciavano strani giochi , illuminando due occhi profondi e bellissimi! Continua

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 La bellezza sale con il calar del sole, in questo momento l'infinito crea la sua magia, sta scegliendo una stella, la più bella, per donarla a Tisamano. Tisamano è un piccolo villaggio dove il tempo si è fermato su parole eterne e dove il sole, le stelle, la luna brillano eternamente. In questo luogo di luce può vivere solo chi non ha paura della chiarezza. Tisamano vive tranquillo ai piedi della grande montagna Tisama, da cui prende il nome. In questo magico villaggio non si contano né i giorni né le notti, né i dolori né le lacrime. Tutto è gioia. Tom è l'unico depositario di un grande segreto, da anni è il guardiano della montagna. Il suo passo è leggero e stanco, ma la gente sa che Tom è un uomo mite, la sua vita l'ha dedicata alla montagna, lui sa cose che altri non sanno. Il suo sguardo è profondo e malinconico. Tutti i giorni scruta la montagna e il cielo. In questo luogo il sole divide la sua luce in miliardi di frammenti, ammantando ogni cosa nel suo splendore, quasi a voler consolare il dolore segreto dell'uomo. La gente è semplice, ogni bene che la natura dà è di tutti, tutto è armonia e gioia. Un fiume dalle acque argentate fa da cornice alla folta e verde vegetazione, le sue acque sono venerate e temute. Una vecchia storia che si tramanda da secoli racconta.. …Che un tempo molto lontano, piccoli folletti buoni uscirono dalle sue acque, salvando il villaggio da un forestiero cattivo, il quale allontanandosi gridò ai folletti: “Io ritornerò e mi vendicherò. D'allora il fiume divenne luogo sacro, di preghiera e di timore. Oltre il fiume nessun uomo o donna del villaggio è mai andato. Tisamano è un piccolo angolo fuori dal resto del mondo, dove nubi dorate di giorno accarezzano l'azzurro del cielo, di notte il cielo diventa una cupola luccicante di stelle dorate che basta allungare la mano per raccogliere la loro luce. Non raramente, una stella più lucente delle altre si ferma sulla cima della montagna, quasi a voler far compagnia a Tom. Si racconta che Tom parli con le stelle e che viaggi con loro. Qualcuno racconta che una notte ha visto la luna scendere ai piedi della montagna. Tom ha tre figli, due maschi e una femmina, lui non torna mai a casa. La sua vita la passa in una piccola grotta che si trova sotto la montagna. I figli a turno provvedono a portargli il pranzo. I ragazzi di Tom non hanno mai domandato nulla al loro papà, conoscendo il suo carattere chiuso e riservato. A priori, sapevano che ogni domanda che gli avessero fatto fatta sarebbe stata senza risposta. La moglie di Tom morì in giovane età lasciando Tom con tre figli piccoli da portare avanti. La prima figlia si chiama Claudia, il secondo Nicolo e l'ultimo Mario. Claudia è una bella ragazza, con folti capelli lunghi e di un chiaro castano, alta, allegra, gioiosa. Essendo la più grande ha provveduto ai fratellini come una piccola mamma. Nicolò, un bel moro, occhi nerissimi, con un carattere molto forte e dominante, Mario, l'ultimo, un bel giovanottone biondo, un ammaliatore, dolce ed estroso. Tre ragazzi belli, forti e coraggiosi. Ma Claudia, sa qualcosa che i fratelli non sanno, ma lei stessa non è sicura di quello che in quella lontana notte, ancora bambina, ha visto e sentito. Sa solo che la montagna le fa paura e che le ha rubato il suo papà. Continua