Da quando Tom è andato via per sempre, i ragazzi si son chiusi nel loro dolore.
Ora erano orfani di madre e padre. Sentivano un dolore struggente, che neppure l'amore silenzioso della zia riusciva a colmare.
Ma Zia Stefy sa che il dolore ha bisogno di tempo, affinché il cuore si dilati e si calmi. Per superare questi momenti ci vuole il silenzio, per udire.
Su questi suoi pensieri sospira, regalandoli al cielo, nel quale nulla va perso o va sprecato, il cielo tutto accoglie e contiene nella sua unità.
Questo pensiero confortava il cuore della zia. Il miracolo accade puntuale, senza richiesta alcuna.
Zia Stefy dice ai ragazzi di scendere che la cena è pronta. Al suo richiamo i ragazzi si presentano in cucina.
La tavola era preparata con cura, per dolce una bella crostata di mirtillo, la preferita dei ragazzi. Ma essi rimasero indifferenti. Svogliatamente si sedettero a tavola, tanto per accontentare la zia.
Mentre si cenava, la zia iniziò a raccontare... Precisando che non era una delle sue solite
favole, ma un piccolo capitolo della sua vita.
I ragazzi sapevano poco di lei, e le sue parole accesero in loro la curiosità.
"La mia vita non è stata facile, fui trovata abbandonata sotto un albero dai genitori di vostra mamma.
Mi crebbero come una figlia e mai seppi nulla, fino alla loro morte. Neppure vostra madre sapeva...
Dopo la loro morte, con mia sorella, nel mettere a posto gli scritti di vostra nonna, trovammo ben nascosto un vecchio diario mai visto.
L'aprimmo e iniziammo a leggere, fu quel diario a farmi scoprire la verità su di me.
Una verità che mi sconvolse e mi chiedevo: chi sono? Questa domanda mi assordava, mi distrusse. Tanti erano i miei pensieri tutti senza risposta. Un pensiero fisso mi diceva: anche l'albero più piccolo ha le sue radici e i suoi semi, a me è stato negato anche questo. Questa sofferenza la vivevo con rabbia, una rabbia che rendeva debole il mio cuore.
Sembra strano, grazie a questa debolezza, nascevano in me pensieri nuovi, i quali giorno dopo giorno mi diedero una nuova vita. Tutta mia.
In questa nuova vita non avevo più passato, ma il presente e il futuro mi appartenevano per diritto.
Ci son voluti anni di tristezza e malinconia per togliere dalla mia mente e dal cuore questi due sentimenti. Nel momento che deposi le armi dei perché sul mio passato ogni tremito che scuoteva il mio corpo trovò pace.
In questa nuova pace il mio passato perse la sua sostanza, sembrava appartenere a qualcuno che io più non ero.
Ma tanto devo ai vostri nonni materni, e ancor di più al diario trovato.
Lo lessi e lo rilessi tante volte. Fu la mia guida. Solo una pagina parlava di me, tutte le altre erano pensieri personali della mamma che mi aveva cresciuta e amata come una vera figlia.
Nei suoi pensieri trovai la forza di aprirmi alla nuova vita. In questa nuova vita, questa volta fui io ad adottarla come mamma spirituale”.
La zia ebbe un momento di commozione, ma era decisa ad andare avanti.
"Un diario che mi indicò la differenza tra la vita e la Vita. Pagine permeate di antica saggezza.
Fu tra queste pagine che scoprii che per saggezza il dolore resta impresso affinché, prima o poi, ognuno cerchi una via diversa che conduca al piacere di vivere.
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