Pagine

1 pag

1 pag

 La bellezza sale con il calar del sole, in questo momento l'infinito crea la sua magia, sta scegliendo una stella, la più bella, per d...

venerdì 11 dicembre 2015

pag 5


Tom scendeva le scale lentamente, la lentezza di chi porta un grande peso. La notte scorsa, l'uomo della luce gli aveva donato una verità da proteggere. Tom era stato scelto dal popolo delle stelle come custode di questa verità.
Si fermava ad ogni scalino, accarezzando con lo sguardo l'intimità della sua casa, tra poco doveva lasciarla. Ogni oggetto, ogni angolo aveva la sua piccola storia, tutto gli parlava di sua moglie, volata via dal mondo  molto presto. Lasciandolo solo con tre bambini piccoli e un gran dolore, un dolore che da anni  avvolgeva il suo cuore.
Sua moglie amava la musica, spesso suonava solo per lui che amava ascoltarla.
Tom, a passi incerti, resi tali dalla commozione, si accosta al pianoforte, siede sullo sgabello, dove sedeva lei, alza il coperchio, guarda quei tasti che non hanno più suonato da quando lei è andata via per sempre. Timidamente le sue mani accarezzano ogni tasto, mentre silenziose lacrime solcano il suo volto. Ma  l'uomo percepisce che non è solo, sulle sue mani avverte un tocco leggerissimo, di altre mani, che accompagnano lievemente le sue sui tasti. Ecco che  nell'aria si diffonde una magica e dolce sinfonia che apre le porte ad un dolce paesaggio di primavera. Alberi vestiti di tenere foglie  illuminate da gemme, che si stagliano verso il cielo. Per tappeto un verde prato, spruzzato da infiniti colori e di fiori mai visti. Su questo prato s'inoltra Tom. In questo paradiso di luce e di pace, sorridente, l'aspetta sua moglie. Era bella, danzava avvolta in mille veli argentati, Tom si avvicina, tocca i suoi veli leggeri: la sua Gemma era viva! Viva in un'altra dimensione. Si guardarono profondamente negli occhi mentre dolcissime note riempiono l'aria dell'eterna sinfonia dell'universo. Con profonda commozione Tom scopri nello sguardo di sua moglie il senso della morte e la rinascita legata ad essa.
In questa visione Tom comprese la perfezione del creato, e sentì allontanarsi dal suo cuore quel sottile e lontano rancore che avvertiva dalla morte di sua moglie. In questa visione ogni rancore e dolore si scioglievano di fronte alla luce della verità.
Quando la visione scomparve, una farfalla di colori smaglianti fermò il suo lieve volo poggiandosi sulla spalla di Tom, che girò lo sguardo verso la finestra e vide la maestosa Tisama che affondava la sua cima in un cielo profondo di luci e di verità.
Guardando la farfalla sulla sua spalla Tom capì che era giunto il momento di andare. Accarezzò per l'ultima volta ogni tasto del pianoforte prima di richiuderlo dolcemente.
Per un attimo ha varcato il mondo parallelo del tempo. Ora sa che per tutti c'è un posto nell'universo, fatto di giustizia. In questo mondo di giustizia l'aspetta da sempre la sua Gemma e tutti siamo attesi da qualcuno.
Un  tenero sorriso sfiora le sue labbra, un sorriso che cede il posto ad una smorfia di dolore. Deve ancora avvertire i ragazzi.
Affretta il passo con un nuovo vigore, raggiunge la cucina.
La sua entrata nella stanza sarà fissata per sempre nell'aria e nei cuori di tutti i presenti.
“Buongiorno a tutti!” Entrando grida Tom “scusate il ritardo, ma questa  mattina ho dovuto mettere a posto tante cose. Su ragazzi, adesso sediamoci e facciamo onore alle frittelle di zia Stefy. Prima però ringraziamo il cielo che anche oggi ci ha regalato la sua bontà!” Dopo un attimo di devoto silenzio Tom si siede, dopo di lui si siedono i ragazzi e zia Stefy.
Ma una sottile nebbiolina  aleggia silenziosa, offuscando l'aria. Una nebbiolina formata da tante domande.
Nebbiolina che la voce di Tom spazza via.
"Figli miei, questo è l'ultimo giorno che stiamo insieme, da oggi mi ritiro per sempre sulla nostra amata montagna. Zia Stefy resterà con voi e non sarete soli,  vi prego non chiedetemi il perché.
Verrà il giorno che saprete... Non posso dire altro, tranne che questo mio andare via non è un abbandono. Abbiate fiducia in vostro padre. Rispettate e amate la zia come una mamma, lei vi ama come figli.
Porterò con me nel mio cuore ogni momento di questa mattina, l'odore delle frittelle di zia Stefy, il sapore del buon latte, ma soprattutto i vostri volti, i vostri occhi, vorrei portare con me ancora una cosa, che solo voi potete darmi.”
Dopo una lunga pausa la voce di Tom, incrinata dall'emozione, continuò “vorrei che mi regalaste un sorriso, il più bello, da imprimerlo per sempre nel mio cuore”.
Sulle parole di Tom zia Stefy si commosse e scoppiò in lacrime, i ragazzi corsero nelle braccia di Tom piangendo.
Tom li baciò a uno a uno e guardandoli disse: “vi prego, restate qui fermi, mentre vado via, non mi seguite” e sorridente aggiunse “vi aspetto alla montagna. Aspetto sempre il pranzo, non mi farete mica morir di fame? Come vedete non ci lasciamo per sempre”.
Claudia sorrideva e piangeva, ma avvertì la sgradevole sensazione dell'abbandono. In quel momento prese ad odiare il bel cavaliere visto la notte scorsa, odiò il suo bellissimo volto, odiò i suoi capelli vellutati e disordinati, odiò quel suo dolcissimo sorriso, odiò lui e la montagna. Tutti le stavano rubando il suo papà. Allora, il suo non era stato un sogno?
Tom lasciò la cucina, ma nessuno vide i suoi occhi piangere. Continua

Nessun commento:

Posta un commento